FAI CISL LOMBARDIA, MASSIMILIANO ALBANESE CONFERMATO SEGRETARIO GENERALE

Al Congresso regionale della Federazione agroalimentare e ambientale affrontati i temi del lavoro e della transizione ecologica. Intervenuti anche l’Assessore Rolfi e il Segretario generale nazionale Onofrio Rota: “Incidenti sul lavoro una vergogna nazionale, serve più formazione”

Si è svolto oggi a Corte Franca in provincia di Brescia il VII° Congresso della Fai Cisl Lombardia, federazione dei lavoratori agroalimentari e ambientali che in regione conta quasi 18 mila iscritti. L’assemblea, dal titolo “Vivere e lavorare insieme: partecipazione e sviluppo sostenibile”, ha confermato Massimiliano Albanese Segretario generale; con lui nella segreteria regionale sono stati eletti Daniele Cavalleri, Segretario generale aggiunto, e Kaur Manpreet. 
Il sistema agroalimentare lombardo, è emerso dalla relazione di Albanese, è il più importante a livello italiano e tra i più rilevanti in Europa. La produzione agricola, le attività connesse e quelle di trasformazione alimentare coinvolgono 56 mila strutture produttive e 200 mila lavoratori, di cui 143 mila stabilmente occupati. L’industria alimentare e delle bevande in regione conta più di 6 mila imprese con un valore di 14,2 miliardi di euro, il 15% del totale nazionale; mentre il valore della produzione agricola regionale è di quasi 8 miliardi, su 57 a livello nazionale. Tra i temi principali affrontati dal sindacalista, la formazione dei lavoratori e la loro partecipazione alla gestione delle imprese, ma anche la lotta al caporalato, che la Fai Cisl ha rilanciato con la campagna “Sos Caporalato”, e la sfida per la transizione ecologica, per la quale “è fondamentale investire sulle competenze e valorizzare il lavoro degli operai forestali e dei consorzi di bonifica”.
Green deal, strategia Farm to fork, nuova Pac, sono tra le altre tematiche affrontate da Albanese e ricordate in apertura anche dall’Assessore regionale all’Agricoltura, Fabio Rolfi, che ha portato i saluti sottolineando il ruolo del sindacato nella gestione dell’emergenza pandemica: “Fondamentale il confronto con le parti sociali – ha detto Rolfi – non solo per sostenere le filiere della nostra agricoltura ma anche per la zootecnia, un settore che ha saputo fare passi enormi in termini di sostenibilità ambientale, benessere animale, innovazione tecnologica: è l’esempio di come la conoscenza e la formazione siano la sfida principale per le imprese e per il lavoro, soprattutto nell’agroalimentare, che con la pandemia ha rivelato il suo ruolo essenziale e strategico”.
Ai lavori, coordinati dal Segretario generale della Cisl Lombardia Ugo Duci, dopo gli interventi di delegati, operatori e dirigenti, è intervenuto anche Enzo Mesagna, della segreteria della Cisl Lombardia. “La nostra organizzazione non ha mai rinunciato al principio della responsabilità – ha detto il sindacalista commentando il recente sciopero di Cgil e Uil – e questo ci ha portati a ottenere risultati importanti grazie a un confronto serrato con il governo su ammortizzatori sociali, sanità, politiche sociali, fisco, pensioni: è su questo solco che dobbiamo continuare a batterci, anche per mettere a regime una ripresa occupazionale che in Lombardia sta tornando ai livelli pre-covid”.
I lavori si sono conclusi con l’intervento del Segretario generale della Fai Cisl nazionale, Onofrio Rota, che ha definito questo periodo storico come “la stagione della paura, iniziata con l’11 settembre 2001 e continuata con il terrorismo, la crisi finanziaria del 2008 e oggi la pandemia, una condizione dalla quale si può uscire soltanto con una visione di coesione sociale e solidarietà da tradursi in un’economia più a misura d’uomo. L’operaio conosce cento parole e il padrone mille – ha detto Rota citando Don Milani – dunque ancora oggi il vero strumento di emancipazione della persona è il lavoro, che deve essere di qualità, ben contrattualizzato, retribuito, e la formazione deve essere una sfida centrale per consentire che nessuno resti indietro e che si faccia prevenzione affinché si lavori in sicurezza: è una vergogna nazionale il numero di incidenti e morti sul lavoro, che colpiscono in particolar modo anche l’agricoltura, ma non basta indignarsi, bisogna comprendere che la sicurezza non è un costo ma un investimento”.